giovedì 5 agosto 2010


Eccomi qua.
Invento la mia piattaforma e da qui parto.
Spero vi divertirete a volare con me..il volo da sola è spettacolare..ma come ho capito da poco..
insieme è la perfezione.

Barbara

giovedì 31 dicembre 2009

PEZZI DI 2009



31 dicembre 2009.
Che anno....mi viene in mente la canzone di De Gregori "Pezzi"...

"Pezzi di Stella, pezzi di costellazione, pezzi d'amore eterno, pezzi di stagione.
 Pezzi di ceramica, pezzi di vetro, pezzi di occhi che si guardano inietro.
 Pezzi di carne, pezzi di carbone, pezzi di sorriso, pezzi di canzone.
 Pezzi di parola, pezzi di parlamento, pezzi di pioggia, pezzi di fuoco spento.

 Ognuno è il fabbro della sua sconfitta, ognuno merita il suo destino.

 Ognuno è figlio del suo tempo, ognuno è complice del suo destino.

 Ognuno è figlio della sua sconfitta, ognuno è libero col suo destino.

 Ognuno porta la sua croce, ognuno inciampa sul suo cammino.

 Ognuno brucia come vuole, ognuno è vittima ed assassino.

 Chiudi gli occhi e vai in Africa Celestino!"

TI ASPETTO 2010!
SE SON COMPLICE DEL MIO DESTINO,
SCELGO IO, O CELESTINO!

martedì 29 dicembre 2009

PASSATO REMOTO

Ricordo quel tempo di sangue e sudore
legata mani e piedi da un insensato ed irresponsabile ardore.

Credevo fossi tu, lo credevo davvero,
e per un certo tempo mi è sembrato un sentimento puro e sincero.

Ma la tua strada era persa, diversa, confusa,
lontana dalla mia, che s'arrampicava per una diversa via.

Io cercavo il sole, i colori, la magia,
avevo bisogno di un compagno che condividesse la mia stessa energia.

Non eri tu, ora lo so,
il tempo è passato, l'amore se n'è andato,
la distanza mi ha insegnato, guidato e cresciuto.

Ma non ho smesso di cercare, continuo ad esplorare,
le mie ali sempre pronte a volare.

Ricordo quel tempo di sangue e sudore,
e nonostante la fatica, benedico il mio ardore.
Oggi...... in attesa di un altro fantastico amore,
cammino serena incontro al mio giorno migliore.

giovedì 17 dicembre 2009

SPECCHIO

Parlavo e
mentre parlavo, ti guardavo.

Sentivo la gioia crescere dentro,
la passione accarezzarmi la pelle
e la fantasia portarci in volo
sopra le sue ali.

Parlavo e
mentre parlavo, osservavo i tuoi occhi,
la mia immagine, sorella, a specchio nelle tue pupille,
in fondo al tuo sguardo le mie farfalle e i miei campi
di margherite.

Parlavo e
mentre parlavo, giocavo con la tua bocca rossa e morbida,
negativo della mia.
Le parole uscivano danzando con i colori dell'arcobaleno,
calde e palpitanti come il mio fuoco,
fresche e leggere come la brezza a Primavera.

Parlavo e
mentre parlavo, ti dicevo addio,
pezzetto del mio cuore, tuo per l'eternità.
Altre braccia mi accoglieranno, un'altra anima
racconterà di me sconosciute ed ancora inesplorate.

Poi arrivato il silenzio, mi placherò
e serena tornerò a casa.

domenica 13 dicembre 2009

MY PERSONAL PRINCE

Non ti aspetto con la calzamaglia azzurra,
non mi è mai piaciuta, ti preferisco così come sei, di un casual ricercato e originale, inconfondibile.

Sul cavallo tuo non ci salgo, lo sai vero?
Ma sarà fantastico lanciarli entrambi al galoppo sulla riva del mare
e vedere chi arriva prima alla scogliera. Ci stai?

Non credere che faccia la finta di svenire solo per farmi baciare.
Se avrò voglia di farlo, sarò io a stordire te con tutto l'ardore e la passione che mi corrispondono e mi aspetto che tu faccia altrettanto.

Non starò mai a casa a far la calza in attesa del tuo rientro,
ma uscirò a combattere al tuo fianco e ti sosterrò col mio coraggio, insieme al tuo spaccheremo il mondo.


Sono una metà, ma non quella bacata, ne la più piccola,
solo quella diversa e fiera di esserlo, che insieme alla tua,
chiude e completa il cerchio.

Comprendimi, riconoscimi ed apprezzami...
Saprò appoggiare serena il mio viso sul tuo petto,
mi perderò in te la notte per ritrovarti la sera,
ed insieme faremo il mondo migliore.

sabato 12 dicembre 2009

FUOCO

Conosco vari tipi di Fuoco.

Quello che brucia, quello che scalda poco,
quello che si accende e che si spegne subito dopo.

Esistono anche quelli disegnati,
quelli sulla spiaggia con gli amici...
o dentro l'anima tra i pensieri felici.

A volte sono come maglioni colorati,
morbidi, caldi e decisamente ricercati.

Un fuoco è da nutrire, con passione ed attenzione,
è un bambino che amato, scalda il cuore a chi l'ha curato.

Esiste il fuoco della passione,
il fuoco della delusione,
il fuoco sulla pelle,
il fuoco dentro le budelle...
il fuoco della mamma che stringe forte il suo bambino
il fuoco che si alza piano piano dentro il camino.

Un fuoco è un sogno sotto le coperte,
che anima e colora le mie membra aperte.

mercoledì 2 dicembre 2009

sabato 28 novembre 2009

DONNE CHE CORRONO COI LUPI

PUZZLE D'AMORE

SDRAIATA sul letto rifletteva.

Gioiosa era sempre stata la sua figura,
stelle tra i capelli e negli occhi farfalle colorate.

Il cuore impavido, un campo di margherite dedicato alle sue figlie,
la bocca un lampone succoso, avido di parole.

Orecchie curiose, nascoste tra i capelli, giocavano tra musica e silenzi.

Mani lunghe e braccia tese ad abbracciare il mondo,
e le gambe...le gambe sempre di corsa, indomabili e più veloci dei pensieri.

Dagli occhi studiava il mondo,
pietre di ruscello, lucide e guizzanti...
e il mondo studiava lei, inopportuno ed invadente a volte,
meraviglioso insegnante altre.

I piedi volavano veloci, instabili, leggeri e scombinati,
troppo piccoli per sostenere a volte ogni suo frammento.

Guardandosi allo specchio, vedeva riflessi di arcobaleno
in notti buie senza luna,
prati infiniti arrampicarsi su colline invitanti
e barricate sparse qua e là...

Dentro conservava tutto il bello e il brutto che la vita le aveva finora regalato e che aveva bevuto senza distinzione alcuna.

Capì che così doveva essere, il tutto era stata la sua soluzione,
il bianco e il nero insieme, il pianto e la risata, il giorno e la stessa notte..nessuna scelta sbagliata.
La vita l'aveva vissuta intensamente, l'accettazione alla fine era stata la sua via, la bambina dentro lo strumento.

S'addormentò serena, finalmente in pace, dedicando il suo sorriso più bello a loro, che in assoluto aveva amato di più.

IL MIO PAPA'

Il mio Papà é un tipo forte!
A volte ride come un pazzo e giocando con me alla guerra, si butta per terra e facciamo la lotta. Poi con la maschera di Topolino mi rincorre per tutta la casa, io mi nascondo
e lui non riesce mai trovarmi, vinco sempre io. Con lui mi diverto tanto.
Questa mattina però è davvero strano. Ha preparato la borsa con dentro la maschera e la mia pistola, ma non vuole giocare con me, si sta vestendo per
uscire e mi ha detto di tornare a dormire, che è ancora presto.

Ha trovato qualcun altro con cui giocare? Magari ho fatto qualcosa e sono in punizione?
Faccio finta di dormire, mentre sotto le coperte mi sto infilando i pantaloni della tuta. Se pensa di lasciarmi a casa, si sbaglia di grosso.
In silenzio, mentre lui è in bagno, chiudo piano la porta e corro giù in garage, dove c'è il suo furgone.
Dietro c'è tanto spazio, così accoccolato, non si accorgerà di me, ne sono sicuro.

Sta arrivando, schtttt....
Apre in fretta la portiera e butta la borsa sul sedile. Le orecchie di Topolino spuntano fuori dalla tasca davanti. Lo spio tra i due sedili. E' tutto sudato! Forse si è vestito troppo pesante o è ammalato. Chissà dove stiamo andando.
Facciamo un pò di strada e poi ecco che si ferma.
La portiera è un pò dura e faccio fatica ad aprirla, ma ora finalmente sono fuori e lo vedo lì, davanti al palazzo di vetro, immobile. Lo seguo senza farmi notare, a nascondino sono bravissimo.
Che posto strano è questo però...

Una signora grassa si agita da dentro uno stanzino: "aiuto, aiuto"....che ridere...
Mi guardo in giro. Il mio papà sta camminando con la borsa in mano, guarda dappertutto, forse cerca il suo amico e non lo trova.
Sarà la signora con le scarpe azzurre? no...come può correre con quei tacchi...o quel signore con quei bei vestiti, tutto abbronzato?...no, neanche lui può essere, si sporcherebbe
tutto. E la signorina quella bella, con i capelli raccolti e gli occhi da mamma?...boh, sta ridendo col signore che le da dei soldi, non lo guarda proprio il mio papà.
Forse è il nonno con il giornale in mano? No troppo vecchio, non sa andare veloce, non parliamo poi di buttarsi a terra...

La porta a vetri si apre improvvisamente. Entra un signore alto, un cappello rotondo in testa, un mantello cerato rosso rubino e le bretelle sulla camicia a righe.
Eccolo finalmente, lo sapevo!
Tutti stanno guardando lo strano signore, compreso il mio papà, che nello stesso istante si accorge anche di me! Mi ha scoperto!
Il signore tira fuori da un astuccio uno strano strumento e comincia a suonare, così bene, ma così bene, che sembra uno della televisione.
Tutte le bocche sono spalancate e anche i signori che contano i soldi da dietro i loro banconi, si stanno avvicinando per ascoltarlo meglio.

Io sono curioso e guardo il mio papà, sarà arrabbiato con me?!
Ma davvero vuol giocare alla guerra con questo signore?
La maschera di topolino è ancora nella borsa e della pistola neanche l'ombra.........forse è un gioco nuovo.

Eccolo, mi viene incontro..
Mi prende la mano e ci avviciniamo al signore che suona.
Ora non è più solo, c'è un altro signore vicino a lui, e in due suonano una musica così bella che viene da piangere e insieme da ridere e ballare.
Il mio papà mi da la maschera. Ci mettiamo a ballare e anche altri, uno alla volta, fanno festa con noi.
Sono proprio felice di averlo seguito, è un gioco bellissimo e io mi sto davvero divertendo... chissà poi perchè avrà portato la pistola...

E' proprio forte il mio papà!

mercoledì 11 novembre 2009

TRAMONTO TOSCANO

TERZA POSIZIONE

Rientrò affranta, provata da una giornata pesante.
Si chiedeva per quale motivo dover subire tanta inutile pressione.

Mettersi in terza posizione...
Quante guerre aveva perso vincendo la battaglia più stupida dell'assecondare il suo ego e la sua emotività?

Come potersi esercitare a non prendere tutto di petto, a non fare di ogni evento un fatto personale anche con chi non se lo meritava affatto, anche quando in gioco c'era
molto di più?....
Come non mostrare il fianco quando si sentiva ferita o non rispettata, facendo capire al suo cuore e non solo al cervello, o viceversa, che non significava sottomettersi o non dimostrare autenticità, ma fare un passo indietro ed osservare da lontano?

Domande, domande, domande, ancora senza risposta.
Almeno ora aveva la consapevolezza del problema e una soluzione col tempo l'avrebbe senz'altro trovata, come sempre quando si fermava a cercarla.

Era come un giunco e lo sapeva, si piegava, anche fino a terra, era capitato più volte, ma non si spezzava.

Si addormentò piano piano con lo sguardo sulle solite farfalle, che volando nei suoi sogni dal muro della sua camera verde, l'avrebbero guidata con garbo e leggerezza fino al mattino, pronta ad aprire gli occhi e a salutare fiduciosa una nuova giornata.

domenica 8 novembre 2009

LE TRE ETA' DELLA DONNA - Klimt

MATRIOSKE





-"Angela, Angela...dov'è che mi vuoi portare?"-
La piccola salettina del corso ci ospitava seduti vicini, in attesa che Lei, Angela, la nostra insegnante di scrittura creativa, ci portasse per mano ad esplorare la nostra fantasia....

- "Vediamo" - disse con la consueta penna accostata alla bocca, cercando dentro di sè strumenti per tesori nascosti come nella cesta di un circo di frontiera - "Due personaggi: caratteristiche, età, descrizione" -

-"Che bello, me li scelgo io questa volta!"- penso soddisfatta tra me e me e subito li vedo prendere forma nei mie pensieri:

BAMBINO
- grandi occhi scuri, tanti capelli arruffati, sguardo curioso ed intelligente, 5 anni.
INDIANO SIOUX - Età non identificata, pelle cotta e rugosa, sguardo profondo e fiero, capelli lunghi neri e lucidi.

- "La situazione ve la do io: un locale pubblico"-
Sparisce per un attimo nello stanzino dei misteri, dove mille cose di ogni genere attendono di prendere vita, anche solo per un piccolo istante di notorietà, e ne esce con qualcosa in mano.
- "Il personaggio riceverà un pacco che qualcuno, vedete voi chi, come e perchè, ha lasciato per lui. Tra poco vi farò vedere cosa contiene"-.
_ "Cominciamo"- disse Lei visibilmente divertita -"avete mezz'ora".




L'indiano era solo, seduto sotto il grande albero, le gambe incrociate,
meditava silenzioso, tamburi nel cuore e sulla pelle,
vento negli occhi....

Improvvisamente un lampo di luce
..LA VISIONE...UN ALTRO IL TEMPO...ALTRO IL MONDO...

Il fast-food è americano, tutto è estremamente veloce, guizzante, superficiale,
odori e vociare senza tregua.

Seduto sopra un improbabile sgabello, il saggio indiano chiese dell'acqua.


-"FERMI TUTTI!"-, disse Angela guardandoci uno ad uno e scartando la cosa dal suo involucro di carta.
Fa capolino un quadro, la fotografia in bianco e nero di un bambino o una bambina, sui 5 anni, bocca socchiusa, sguado tenero e dolce.



- "Che strana ordinazione" - pensò il cameriere, consegnandogli quel pacco che qualcuno, chissà chi, aveva lasciato per lui -"di certo non si poteva confondere il destinatario, un indiano Sioux" - mormorò perplesso tra sè e sè - "e dove se ne vedono ormai?" -

Cavallo Che Corre Veloce lo osservò in silenzio, porgendo la mano rugosa e cotta dal sole. Non servivano domande, poche parole bastano quando si hanno il cuore e la mente aperti.
Sapeva che avrebbe incrociato i suoi occhi e scartandolo lo rivide nella foto sdrucita, quel cucciolo d'uomo con la sua tenera ed ingenua curiosità.
Eccolo solo, alla ricerca della via...

Un nuovo bagliore e...finalmente fu di nuovo il profumo della foresta ad avvolgerlo, l'odore della resina e della vegetazione con i suoi rumori, la sua musica inconfondibile, così unica, così dolce.

L'indiano respirava forte, perle di sudore sulla fronte, gli occhi vagavano ancora lontani da sotto le palpebre, osservava l'incontro da tanto atteso, magico come magica sa essere la vita quando la si vive con coraggio.

Gli occhi del bambino ridevano felici, grati, l'aveva cercato a lungo nella foresta, come a lungo Cavallo Che Corre Veloce, l'aveva chiamato dentro di sè..

La visione stava lentamente svanendo, finalmente il grande e saggio uomo aveva abbracciato dentro di sè il piccolo e gioioso bambino che era stato tanto tempo fa.
Si sentiva pervaso da una grande dolcezza e forte, forte come la roccia.

Aprendo gli occhi le due immagini si erano finalmente sovrapposte dentro di lui, abbracciate per l'eternità, riconciliate, arricchite, risolte..ed ora si sentiva pronto, ora sì che sarebbe stato il Grande Capo che era nato per diventare.


ANGELA. Di nuovo!! Mamma mia che c'è ancora?
- "Fin qui va tutto bene. Però era tutto un sogno... " - Che rompipalle! - penso sorridendo - che meravigliosa rompipalle!"




Mi giro e mi rigiro, 'ste lenzuola, ogni volta arrotolate su di me come a volermi trattenere, pure loro!
Apro gli occhi, la penombra mi accarezza dolcemente, rispettosa di pensieri ancora addormentati.
...Allora ho sognato, non ero lui, non ero lì....

Ieri sera, prima di addormentarmi, la richiesta era stata precisa:
...indicami la via...fammi capire qual'è....

Ed ecco che con l'abbandono era arrivato l'indiano, così familiare per me, così' conosciuto, testimone di remoti ricordi di vite passate...e il bambino, quel bambino impaurito e un pò sofferente, con dentro distese di margherite e farfalle, farfalle leggere e colorate, in attesa di esser liberate.
I due camminavano ora complici, mano nella mano, completi,facce diverse dello stesso diamante che, come me, non può esser negato neanche in una sola delle sue sfaccettature senza perderne in brillantezza...

Ringrazio Universo, messaggio recepito.

sabato 7 novembre 2009

IL FAVORE - dal grande Carver inedito ad una crisalide che tenta di diventare farfalla

La bambina era lì, occhioni sgranati sul mondo come chi non vuole perdersi nulla, le gote rosse segnate dal vento e dalle poche carezze, il sottile piacere disegnato sul
viso al solo pensiero di un nuovo racconto.
Quando la voce, calda e rassicurante cominciò a narrare, come per magia, ogni cosa cambiò dimensione.................

Le foglie volavano a centinaia in quell'autunno inglese, rosso e freddo, la casa era una costruzione bianca vittoriana, solito parco curato, ogni cosa al posto giusto.
Beth e Jim giravano la casa senza meta, lei con il suo ridicolo cappello con piuma, lui con indosso come sempre la vecchia giacca di tweed.

Cercavano qualcosa disperatamente, l'avevano promesso a lei e ora rovistavano in ogni angolo come cani da tartufi, senza alcuna di idea di dove poterla trovare.
Dovunque fiori, gigli, garofani, crisantemi e il lor profumo che accompagnava la casa di stanza in stanza, rendendola un castello incantato durante una caccia al tesoro.

Beth guardò in bagno, aprì l'armadietto.. un rossetto indurito dal tempo rotolò a terra, spezzandosi in due pezzi.
Jim era nell'altro bagno, chissà per quale strano pensiero avevano avuto la stessa idea; in fondo era davvero un luogo inusuale dove nasconderci un oggetto del genere, forse proprio per quello, a volte la mente segue percorsi improbabili, un enigma nell'enigma.

Squillò il telefono, possibile un mezzo così banale per sollecitare la richiesta del suo ritrovamento?

Beth e Jim si trovavano nel ripostiglio, un'altra vecchia giacca di tweed appesa, anzi dimenticata..ma nelle tasche nessuna chiave...d'altra parte non stavano certo cercando una chiave qualunque, ma quella chiave...esisteva davvero poi?
..La bambina credeva di sì.
Era una chiave comune esteriormente, colore comune, materiale comune, dimensioni comuni...ma apriva una porta non facile da trovare.
"Una promessa è una promessa"- disse Beth- "non si può barare".
La piccola voleva espolorare il mondo e loro ce l'avrebbero accompagnata, con gioia e con amore, in salita e in discesa, nel bene o nel male, questi erano i presupposti, questa la promessa, questa l'aspettativa sottintesa a loro volta da bambini.

Continuarono a cercare..e cercare, e cercare e cercare, il telefono suonava, le idee scappavano veloci, era quasi sera, il crepuscolo colorava di ombre le pareti bianche.
Si sedettero stanchissimi, abbandonati al silenzio, cercando nel vuoto della stanza la risposta.
Lo specchio enorme li guardava dalla parete del soggiorno, candele riflesse, fiori come cornice.

Poi... un bagliore improvviso ed eccola riflessa. Finalmente!
La chiave! La chiave da portare alla bambina!... allora aveva ragione la piccola, esisteva...
Sembrava davvero come tutte le altre, ma apriva le porte del mondo ed era il modo di usarla il suo segreto:
la porta andava aperta verso l'interno, dove si trovava tutto, tutto ciò che serve, non verso l'esterno.

La voce riprese a parlare, calma, profonda, rassicurante; la bambina si rilassò, un sospiro e un sorriso sul viso, lei l'aveva sempre saputo, come tutti i bambini,
solo gli adulti dimenticano col tempo:
"Non si deve vedere per credere, si deve credere per vedere"..
Questa era la chiave e scoprendo come usarla, una alla volta, avrebbe aperto tutte le porte.

domenica 11 ottobre 2009

PREGHIERA

Scendo piano dentro me,
penombra nella mia stanza verde e campi di margherite,
la luce tremolante della candela disegna sul muro rami e alberi e foglie,
come in una danza fatata..

Mi vedo correre lontano, con gli occhi della fantasia,
cavallo selvaggio, bello, elegante e..libero, libero,
il mantello lucido, lo sguardo fiero, la criniera scompigliata da un vento leggero..
poi improvvisamente... immobile, in attesa.. le narici frementi..
paura sottile nell'aria ma anche curiosità.

Scorgo lontana una presenza, non capisco se buona o cattiva, la solita domanda: perchè sul mio percorso?
Nelle sue mani briglie e paraocchi e una sella colorata, come se la bellezza potesse in qualche modo distrarre dal dolore di una libertà limitata.
Sorride e parla con dolcezza l'uomo con gli stivali da cowboy, rispetta i miei tempi, ogni tanto si ferma ma è con le briglie che si sta avvicinando.
Non capisco.
Vorrei fidarmi, lasciarlo fare..sembra esserci una promessa nel nostro incontro.

...ma che dolore la sella, che fastidio...
e perchè i paraocchi? voglio guardare tutto, osservare l'infinito.......
e le briglie? Oddio non so che fare....Istinto o rigore, scappare ancora o provare ad affidarmi?
Disciplina, disciplina, passo dopo passo, piano piano, regole...mi manca il respiro...............che fatica...........

Un bagliore....tempo al tempo sussura la voce conosciuta, non è dato sapere ora e capire.... e in un lampo tutto svanisce.

Ecco di nuovo le margherite, sospiro di sollievo, aria, prati che corrono lontani fino alla collina, che bello il tramonto, che dolce il silenzio,
una musica lontana accompagna la palla rossa infuocata che accende l'orizzonte di mille colori, tra poco sarà buio.

Ali di farfalle corrono sui muri, salutano di nuovo dalla stanza verde,
la luce della candela, ormai consumata, avverte che è notte, il momento di lasciare che le cose accadano piano piano, perch'è così che devo imparare, con calma,
un giorno per volta, un giorno alla volta.

Mi abbandono,
chiudo gli occhi,
ed è allora che nel buio
dolcemente sussurro la mia preghiera...

domenica 4 ottobre 2009

VIAGGIO

Un altro viaggio, altro volo, altra meta. La mia questa volta.
Torno a casa finalmente........................................
E' una tristezza strana la mia...dolce, propositiva.

Guardo la cima consapevole che, raggiunta, ce ne sarà un'altra....
la vita è il percorso, non l'arrivo, lo so.

Nello zaino voglio tutti i colori dell'arcobaleno, farfalle, musica, parole vere, amore e
risate, risate, risate leggere...

Lascio invece l'ipocrisia, la falsità, tutti i "devo" che non servono a nulla, il pessimismo.

L'incontro che desidero strada facendo, tra un arbusto e l'altro, nella luce che filtra
chiara tra le foglie, è con lo specchio di me stessa, la metà che completa e rende
perfetti, due braccia che accolgano finalmente il mio essere donna e bambina,
irriverente e originale, ma anche ingenua, morbida femmina per anni protetta da
sguardi indiscreti...che bello potermi finalmente affidare.

Ciò che voglio impare nel cammino è l'umiltà...............
la grandezza dell'imperfezione che rende liberi da ogni schiavitù.... la mia e quella delle
aspettative sugli altri e degli altri, il recupero di regole trasgredite e poi fatte proprie per scelta.

Parto..
Sono pronta..
Sul viso un sorriso.
Nel cuore l'amore e un po' di paura.
Ma sono pronta..... Amo Viaggiare!