-"Angela, Angela...dov'è che mi vuoi portare?"-
La piccola salettina del corso ci ospitava seduti vicini, in attesa che Lei, Angela, la nostra insegnante di scrittura creativa, ci portasse per mano ad esplorare la nostra fantasia....
- "Vediamo" - disse con la consueta penna accostata alla bocca, cercando dentro di sè strumenti per tesori nascosti come nella cesta di un circo di frontiera - "Due personaggi: caratteristiche, età, descrizione" -
-"Che bello, me li scelgo io questa volta!"- penso soddisfatta tra me e me e subito li vedo prendere forma nei mie pensieri:
BAMBINO - grandi occhi scuri, tanti capelli arruffati, sguardo curioso ed intelligente, 5 anni.
INDIANO SIOUX - Età non identificata, pelle cotta e rugosa, sguardo profondo e fiero, capelli lunghi neri e lucidi.
- "La situazione ve la do io: un locale pubblico"-
Sparisce per un attimo nello stanzino dei misteri, dove mille cose di ogni genere attendono di prendere vita, anche solo per un piccolo istante di notorietà, e ne esce con qualcosa in mano.
- "Il personaggio riceverà un pacco che qualcuno, vedete voi chi, come e perchè, ha lasciato per lui. Tra poco vi farò vedere cosa contiene"-.
_ "Cominciamo"- disse Lei visibilmente divertita -"avete mezz'ora".
L'indiano era solo, seduto sotto il grande albero, le gambe incrociate,
meditava silenzioso, tamburi nel cuore e sulla pelle,
vento negli occhi....
Improvvisamente un lampo di luce
..LA VISIONE...UN ALTRO IL TEMPO...ALTRO IL MONDO...
Il fast-food è americano, tutto è estremamente veloce, guizzante, superficiale,
odori e vociare senza tregua.
Seduto sopra un improbabile sgabello, il saggio indiano chiese dell'acqua.
-"FERMI TUTTI!"-, disse Angela guardandoci uno ad uno e scartando la cosa dal suo involucro di carta.
Fa capolino un quadro, la fotografia in bianco e nero di un bambino o una bambina, sui 5 anni, bocca socchiusa, sguado tenero e dolce.
- "Che strana ordinazione" - pensò il cameriere, consegnandogli quel pacco che qualcuno, chissà chi, aveva lasciato per lui -"di certo non si poteva confondere il destinatario, un indiano Sioux" - mormorò perplesso tra sè e sè - "e dove se ne vedono ormai?" -
Cavallo Che Corre Veloce lo osservò in silenzio, porgendo la mano rugosa e cotta dal sole. Non servivano domande, poche parole bastano quando si hanno il cuore e la mente aperti.
Sapeva che avrebbe incrociato i suoi occhi e scartandolo lo rivide nella foto sdrucita, quel cucciolo d'uomo con la sua tenera ed ingenua curiosità.
Eccolo solo, alla ricerca della via...
Un nuovo bagliore e...finalmente fu di nuovo il profumo della foresta ad avvolgerlo, l'odore della resina e della vegetazione con i suoi rumori, la sua musica inconfondibile, così unica, così dolce.
L'indiano respirava forte, perle di sudore sulla fronte, gli occhi vagavano ancora lontani da sotto le palpebre, osservava l'incontro da tanto atteso, magico come magica sa essere la vita quando la si vive con coraggio.
Gli occhi del bambino ridevano felici, grati, l'aveva cercato a lungo nella foresta, come a lungo Cavallo Che Corre Veloce, l'aveva chiamato dentro di sè..
La visione stava lentamente svanendo, finalmente il grande e saggio uomo aveva abbracciato dentro di sè il piccolo e gioioso bambino che era stato tanto tempo fa.
Si sentiva pervaso da una grande dolcezza e forte, forte come la roccia.
Aprendo gli occhi le due immagini si erano finalmente sovrapposte dentro di lui, abbracciate per l'eternità, riconciliate, arricchite, risolte..ed ora si sentiva pronto, ora sì che sarebbe stato il Grande Capo che era nato per diventare.
ANGELA. Di nuovo!! Mamma mia che c'è ancora?
- "Fin qui va tutto bene. Però era tutto un sogno... " - Che rompipalle! - penso sorridendo - che meravigliosa rompipalle!"
Mi giro e mi rigiro, 'ste lenzuola, ogni volta arrotolate su di me come a volermi trattenere, pure loro!
Apro gli occhi, la penombra mi accarezza dolcemente, rispettosa di pensieri ancora addormentati.
...Allora ho sognato, non ero lui, non ero lì....
Ieri sera, prima di addormentarmi, la richiesta era stata precisa:
...indicami la via...fammi capire qual'è....
Ed ecco che con l'abbandono era arrivato l'indiano, così familiare per me, così' conosciuto, testimone di remoti ricordi di vite passate...e il bambino, quel bambino impaurito e un pò sofferente, con dentro distese di margherite e farfalle, farfalle leggere e colorate, in attesa di esser liberate.
I due camminavano ora complici, mano nella mano, completi,facce diverse dello stesso diamante che, come me, non può esser negato neanche in una sola delle sue sfaccettature senza perderne in brillantezza...
Ringrazio Universo, messaggio recepito.