La bambina era lì, occhioni sgranati sul mondo come chi non vuole perdersi nulla, le gote rosse segnate dal vento e dalle poche carezze, il sottile piacere disegnato sul
viso al solo pensiero di un nuovo racconto.
Quando la voce, calda e rassicurante cominciò a narrare, come per magia, ogni cosa cambiò dimensione.................
Le foglie volavano a centinaia in quell'autunno inglese, rosso e freddo, la casa era una costruzione bianca vittoriana, solito parco curato, ogni cosa al posto giusto.
Beth e Jim giravano la casa senza meta, lei con il suo ridicolo cappello con piuma, lui con indosso come sempre la vecchia giacca di tweed.
Cercavano qualcosa disperatamente, l'avevano promesso a lei e ora rovistavano in ogni angolo come cani da tartufi, senza alcuna di idea di dove poterla trovare.
Dovunque fiori, gigli, garofani, crisantemi e il lor profumo che accompagnava la casa di stanza in stanza, rendendola un castello incantato durante una caccia al tesoro.
Beth guardò in bagno, aprì l'armadietto.. un rossetto indurito dal tempo rotolò a terra, spezzandosi in due pezzi.
Jim era nell'altro bagno, chissà per quale strano pensiero avevano avuto la stessa idea; in fondo era davvero un luogo inusuale dove nasconderci un oggetto del genere, forse proprio per quello, a volte la mente segue percorsi improbabili, un enigma nell'enigma.
Squillò il telefono, possibile un mezzo così banale per sollecitare la richiesta del suo ritrovamento?
Beth e Jim si trovavano nel ripostiglio, un'altra vecchia giacca di tweed appesa, anzi dimenticata..ma nelle tasche nessuna chiave...d'altra parte non stavano certo cercando una chiave qualunque, ma quella chiave...esisteva davvero poi?
..La bambina credeva di sì.
Era una chiave comune esteriormente, colore comune, materiale comune, dimensioni comuni...ma apriva una porta non facile da trovare.
"Una promessa è una promessa"- disse Beth- "non si può barare".
La piccola voleva espolorare il mondo e loro ce l'avrebbero accompagnata, con gioia e con amore, in salita e in discesa, nel bene o nel male, questi erano i presupposti, questa la promessa, questa l'aspettativa sottintesa a loro volta da bambini.
Continuarono a cercare..e cercare, e cercare e cercare, il telefono suonava, le idee scappavano veloci, era quasi sera, il crepuscolo colorava di ombre le pareti bianche.
Si sedettero stanchissimi, abbandonati al silenzio, cercando nel vuoto della stanza la risposta.
Lo specchio enorme li guardava dalla parete del soggiorno, candele riflesse, fiori come cornice.
Poi... un bagliore improvviso ed eccola riflessa. Finalmente!
La chiave! La chiave da portare alla bambina!... allora aveva ragione la piccola, esisteva...
Sembrava davvero come tutte le altre, ma apriva le porte del mondo ed era il modo di usarla il suo segreto:
la porta andava aperta verso l'interno, dove si trovava tutto, tutto ciò che serve, non verso l'esterno.
La voce riprese a parlare, calma, profonda, rassicurante; la bambina si rilassò, un sospiro e un sorriso sul viso, lei l'aveva sempre saputo, come tutti i bambini,
solo gli adulti dimenticano col tempo:
"Non si deve vedere per credere, si deve credere per vedere"..
Questa era la chiave e scoprendo come usarla, una alla volta, avrebbe aperto tutte le porte.
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