Rientrò affranta, provata da una giornata pesante.
Si chiedeva per quale motivo dover subire tanta inutile pressione.
Mettersi in terza posizione...
Quante guerre aveva perso vincendo la battaglia più stupida dell'assecondare il suo ego e la sua emotività?
Come potersi esercitare a non prendere tutto di petto, a non fare di ogni evento un fatto personale anche con chi non se lo meritava affatto, anche quando in gioco c'era
molto di più?....
Come non mostrare il fianco quando si sentiva ferita o non rispettata, facendo capire al suo cuore e non solo al cervello, o viceversa, che non significava sottomettersi o non dimostrare autenticità, ma fare un passo indietro ed osservare da lontano?
Domande, domande, domande, ancora senza risposta.
Almeno ora aveva la consapevolezza del problema e una soluzione col tempo l'avrebbe senz'altro trovata, come sempre quando si fermava a cercarla.
Era come un giunco e lo sapeva, si piegava, anche fino a terra, era capitato più volte, ma non si spezzava.
Si addormentò piano piano con lo sguardo sulle solite farfalle, che volando nei suoi sogni dal muro della sua camera verde, l'avrebbero guidata con garbo e leggerezza fino al mattino, pronta ad aprire gli occhi e a salutare fiduciosa una nuova giornata.
mercoledì 11 novembre 2009
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